2007
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EDIZIONE 2007 PDF Stampa E-mail
La guerra è un tema ricorrente nelle opere di questa ventiquattresima edizione del Premio Città di Cava. È lo spettro che s’insinua nella quotidianità dell’uomo qualunque, che vive in una società sempre più attenta a ciò che accade oltre le frontiere. È l’uomo figlio del Novecento e dei due conflitti mondiali che non può e non vuole dimenticare, che guarda a quelle vecchie cicatrici e sembra gridare “Mai più”. È il timore crescente verso il terrorismo e verso una cultura diversa, troppo a lungo ignorata e spesso stereotipata.
Gli echi dell’11 Settembre sono ancora vivi e turbano le coscienze di tutti per la rapidità e la forza con cui hanno radicalmente modificato il corso della Storia. Ma non solo.
Forte di un’esperienza vissuta e spesso pagata con la propria pelle, l’uomo di oggi non si accontenta della versione ufficiale “filtrata” dai media: scavalca questa barriera e ritrova sensazioni che un tempo erano sue, ritorna a quando viveva col terrore di guardare in cielo, quando si sentiva fortunato per aver potuto respirare una volta di più ed infuriato a dover pagare il prezzo di una guerra che non era sua; in molti sguardi rivede se stesso come in una foto di quegli anni, consapevole però dell’importanza di non lasciare la penna della Storia ai vincitori e di raccontare al mondo anche la sua verità.
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NARRATIVA INEDITA PDF Stampa E-mail

PRIMO PREMIO

Girati di la’ e dormi
di Maria Beatrice de Camillis

Un incipit in presa diretta, con montaggio rutilante, ed un epilogo che veste di pensosità il polifonico racconto di vita della protagonista e le storie delle deuteragoniste, sono bastevoli a segnare la forza di una scrittura tanto libera da potersi concedere linearità minore di quanto necessiti.
Del resto, tutto il racconto (i racconti) è un inno (concettuale) all’instabilità.

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POESIA IN LINGUA ITALIANA PDF Stampa E-mail

PRIMA CLASSIFICATA 

Scrivimi che stai bene
Lettera
Già sale al borgo antico un’altra luna,
in questa sera dove più non sei.
E’ tanto che ti cerco e aspetto un segno:
pace e perdono più non mi appartengono,
ed è ferita questa che fa male.
Perciò ti prego, Madre
(tu che di noi già sai),
scrivimi che stai bene,
che il filo d’ombra acceso nei tuoi occhi
non era che il riverbero del vespro,
un guizzo breve e innocuo del tramonto.

Scrivi, scrivimi presto:
di te, di pa’, di voi non so più nulla.
Non so se in quell’altrove,
che invera un altro tempo,
gentile c’è chi forte vi sostiene
e lieve vi dà il braccio ed apre porte
a mitigare i transiti segreti.

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NARRATIVA EDITA PDF Stampa E-mail
PRIMO PREMIO

Trenta giorni di gesso 
di Francesco Danti
Simpatico. E’ questo il primo attributo che, a caldo, vien da tirar fuori dai cassetti letterari della mente per dare, all’istante, l’immagine di questo romanzo. Qui l’effetto sorpresa è un gioco, come del resto tutto il libro di Francesco Danti che comunica al lettore il piacere della lettura, ma soprattutto della scrittura. In Trenta Giorni di Gesso la parola, o chi la scrive, infatti si diverte a regalare immagini, situazioni di vita comune per costruire una realtà fantastica ma che riflettendoci tanto fantastica non è. In questo libro, infatti, non manca la cronaca continua. Si presenta come una piacevole parentesi in cui la fantasia è allo stesso tempo anche realtà. E così nel leggere le pagine di questo racconto non mancano i richiami alla vita di ognuno di noi, agli amici, a quanto quotidianamente pensiamo, viviamo, sentiamo anche inconsapevolmente.

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